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Cosa dice la legge in merito al coworking? Che obblighi ha chi offre la postazione? Quali sono le responsabilità in caso di furto? E in caso di infortuni? Come ci si assicura contro l’utilizzo illegale della navigazione Internet? Come ci si comporta con la privacy?

La pagina con le “grane” del coworking.

Bellissimo spunto, durante la telefonata con una persona interessata ad affiliarsi a Cowo.

Verso la fine della lunga chiacchierata, arriva la domanda:

Sul sito, trovo anche una pagina con le “grane” del coworking?

Rimando alla domande frequenti, in questa pagina, ma mentre lo faccio, mi rendo conto che non ho mai trovato “grane” nel coworking… provo a dirlo, ma forse sembra incredibile che un’attività sia senza “grane”.

Certo, la persona si riferiva a furti o altre cose che possono accadere negli spazi Cowo… tutte cose che si prevengono con una polizza assicurativa (e guardando i coworker in faccia quando si presentano).

Incrociando le dita, finora le grane più grosse che abbiamo avuto sono… le domande imprevedibili come questa!

:-)

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Nasce Cowo Wi-Fi, la piattaforma di navigazione web dei coworking Cowo. Powered by SimpleSpot.

Logo Cowo Wi-Fi, piattaforma di navigazione dei coworking del network Cowo

Dopo vari mesi di lavoro e diverse fasi di test, oggi un’idea ambiziosa diventa realtà.

La piattaforma di navigazione web per i coworking Cowo Wi-Fi è pronta. Si chiama Cowo Wi-Fi powered by SimpleSpot.

Martino Massalini e Lorenzo Sorace diSimpleSpot HotSpot Wi Fi sono le persone che tutti noi oggi ringraziamo, per aver creato lo standard che aiuterà tutti gli spazi di coworking Cowo a navigare sul web in modo facile, sicuro, legale e… con la stessa password.

Tutto questo a un prezzo davvero basso: 99 euro l’anno. Nessun altro ha un servizio così a condizioni così, anche di questo ringraziamo SimpleSpot (per trasparenza: Cowo non ha alcun ricarico, e i contratti sono direttamente con SimpleSpot).

In più, gli spazi di coworking che adotteranno Cowo Wi-Fi diventeranno degli hot spot per la navigazione web, che sarà sempre assolutamente sicura per tutti, sotto tutti i profili, compresi privacy e aspetti legali che spesso preoccupano – giustamente – i gestori di Cowo.

Come si fa? Così: gli spazi Cowo che fanno richiesta del servizio Cowo Wi-Fi e riceveranno un dispositivo che, collegato alla propria rete, metterà il coworking in grado di:

  • offrire una navigazione sicura ed affidabile
  • dare il servizio in conformità con la legge italiana, che prescrive il tracciamento e l’archiviazione di tutte le navigazioni effettuate
  • registrare le persone che navigano in tutta semplicità, con una chiamata gratuita da cellulare
  • gestire le reti in modo da tutelare la privacy di ogni utilizzatore
  • dare una password che poi servirà al coworker per navigare in tutti gli altri spazi Cowo con Cowo Wi-Fi

Nelle slide qui sotto una presentazione sintetica del progetto, mentre la pagina completa di Cowo Wi-Fi è qui.

Per altre informazioni, naturalmente siamo a vostra disposizione, come anche i Wi-Fi guru di SimpleSpot, che hanno una pagina Facebook molto frequentata :-)

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Il Cowo visto dalla legge (coworking, ex-decreto Pisanu e altro).

Ma ora che “la Pisanu” non c’è più, come funziona?

Prendiamo spunto da questa domanda, che aleggia nell’aria da alcuni mesi, per riprendere i temi legati agli aspetti legali del coworking.

In realtà è presto fatto: basta scorrere la bella presentazione tenuta dall’Avvocato Davide Dimalta al CowoCamp2010 per ripercorrere tutti i (pochi) obblighi che è necessario rispettare.

Con l’accortezza di saltare la slide n. 5, per i motivi che seguono.

Per quanto riguarda “la Pisanu”, infatti, a chi si chiede se le leggi relative alla navigazione Internet siano cambiate (sempre rispetto al coworking) in conseguenza al mancato rinnovo del decreto legge n. 144 del 27 luglio 2005 noto come “legge Pisanu”, diciamo che:

Non è più necessario dare comunicazione alle autorità della fornitura di connessione internet per tutti coloro che non ne fanno la loro attività preminente.

Invece – com’è logico – la punibilità dell’uso illegale della connessione Internet è sempre in vigore.

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Ok, ho un ufficio. Adesso come faccio ad aprire un coworking?

Per fare il coworking serve un ufficio (anche non ovale).

Per fare il coworking serve un ufficio (anche non ovale).

Ci sentiamo spesso rivolgere questa domanda (l’ultima volta… stamattina, via Facebook!).

In fondo, aprire un coworking è il meno, il difficile viene dopo, mantenerlo attivo e popolato.

Non è facile riuscire ad avere persone che frequentano lo spazio, a volte veniamo a sapere di spazi che “languono” un po’, e ci spiace.

Andando con ordine, per aprire un coworking servono prima di tutto due cose: un reddito (sì, non pensate che il coworking vi dia da mangiare…) e uno spazio ad uso ufficio, proprio come si vede nella foto qui sopra :-)

Noi di Cowo pensiamo che il coworking venga meglio se chi lo propone è attivamente presente, e non sia quindi uno spazio vuoto in attesa di abitanti… altrimenti dove sta la condivisione, il caffè insieme, l’incontro tra professionisti?

Una volta partiti, la cosa più complicata è far arrivare le persone.

Per ottenere questo risultato, noi consigliamo sempre di parlare il più possibile dell’iniziativa di coworking, spargendo la voce tra amici e conoscenti, ma anche lanciando la cosa online, sui social network, via mail, magari creando un piccolo blog. Almeno, questo facciamo noi.

Guardatevi intorno, nella vostra strada e nel vostro quartiere: spesso le persone che cercano una sistemazione professionale abitano vicino, e sono felici quando possono andare a lavorare a piedi.

I risultati, in genere, arrivano dopo un po’, per questo è bene non scoraggiarsi facilmente.
Anche quando arrivano, del resto, questi nomad worker tendono ad essere gente che si muove

Da un punto di vista legale, è bene dotarsi di un piccolo contratto che regoli il rapporto tra chi offre la postazione e chi la utilizza, in modo che il servizio sia chiarito per iscritto in tutti i suoi aspetti, compresi orario, prestazioni, responsabilità furti e infortuni, rispetto della privacy, comportamento adeguato.

E’ bene poi creare una rete Internet separata per i coworker, per proteggere eventuali dati sensibili della propria attività e non creare commistioni.

Questo aspetto è abbastanza importante anche dal punto di vista della sicurezza, in quanto la legge punisce gli utilizzi illegali della rete, e – per quanto i coworker siano tutti bravi ragazzi – non si sa mai cosa può succedere, anche in un Cowo.

I software per tracciare le navigazioni non sono più l’unica soluzione, almeno da quando tale attività si può tranquillamente acquistare sul mercato con modica spesa (vedi questa proposta al cowocamp2010, già adottata al Cowo Milano/Lambrate, oppure il progetto Cowo Wi-Fi, che stiamo testando in questo periodo con SimpleSpot).

Da un punto di vista operativo, le nostre approfondite conoscenze in materia (!) ci dicono che è meglio essere flessibili e disponibili: free-lance e professionisti hanno spesso esigenze particolari, che vanno per lo meno ascoltate.

Il trucco è cercare di andarsi bene a vicenda (approccio vincente in tutte le forme di convivenza, o no?).

Economicamente parlando, il coworking può anche dare qualche soddisfazione, ma – a nostro parere – va sempre incrociata con la sostenibilità reciproca.
In questo post qualche riflessione in più sul tema.

Lo scopo di condividere uno spazio professionale non può essere solo economico… il ritorno dell’investimento va cercato (e possibilmente trovato) anche nelle relazioni tra le persone.

Se poi le persone che frequentano il vostro spazio saranno contente, avrete realizzato la miglior campagna pubblicitaria possibile per il vostro coworking: il passaparola di chi c’è stato.

Altri suggerimenti e spunti nelle coworking faq e – ogni mese – nella newsletter Cowo via email (su richiesta).

In bocca al lupo!

[Photo credits: Wikimedia Foundation, photo by Pete Souza, used under Creative Commons Attribution/Share-Alike License]

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Dal ministro Maroni e da Beppe Severgnini, buone notizie per chi non vuole scivolare giù dalla modernità.


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Noi qui ci occupiamo di coworking, e questa nostra simpatica attività è un po’ stressata (insieme ad esercizi commerciali quali hotel e bar, a infrastrutture come gli aeroporti o le biblioteche, e a tanti altri), da un decreto legge varato nel 2005 – e da allora prorogato di anno in anno – che ci obbliga a vari adempimenti burocratici, anche piuttosto complessi, nel momento in cui forniamo a qualcuno la possibilità di navigare in internet (tracciatura e archiviazione delle sue navigazioni in rete, per esempio).

Il fatto che Cowo abbia individuato una soluzione tecnologicamente evoluta ed anche economica per operare a termini di legge, non toglie che la “legge Pisanu”, com’è definita di solito, sia giudicata ormai da tutti un grave limite allo sviluppo del web in Italia, oltre che una misura superata rispetto agli obiettivi antiterroristici per cui era nata.

Le buone notizie vengono da questa dichiarazione del ministro dell’interno Maroni, dove abbiamo appreso che è allo studio l’abolizione di queste norme, giudicate inopportune anche dal suo team.

E se volete leggere, in merito, un intervento molto più riuscito di questo mio post, mettetevi comodi per leggere il pezzo che invita l’Italia a “non scivolare giù dalla modernità”, sul Corriere di ieri, a firma Beppe Servergnini.

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Finalmente!

La knowledge-base del Cowo è pronta. E anche le indicazioni fiscali-amministrative-legali.

Ora posso consegnarle agli affiliati Cowo, che hanno aspettato queste guide fino ad oggi.

Grazie della pazienza, ragazzi!

consind

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