
Per fare il coworking serve un ufficio (anche non ovale).
Ci sentiamo spesso rivolgere questa domanda (l’ultima volta… stamattina, via Facebook!).
In fondo, aprire un coworking è il meno, il difficile viene dopo, mantenerlo attivo e popolato.
Non è facile riuscire ad avere persone che frequentano lo spazio, a volte veniamo a sapere di spazi che “languono” un po’, e ci spiace.
Andando con ordine, per aprire un coworking servono prima di tutto due cose: un reddito (sì, non pensate che il coworking vi dia da mangiare…) e uno spazio ad uso ufficio, proprio come si vede nella foto qui sopra :-)
Noi di Cowo pensiamo che il coworking venga meglio se chi lo propone è attivamente presente, e non sia quindi uno spazio vuoto in attesa di abitanti… altrimenti dove sta la condivisione, il caffè insieme, l’incontro tra professionisti?
Una volta partiti, la cosa più complicata è far arrivare le persone.
Per ottenere questo risultato, noi consigliamo sempre di parlare il più possibile dell’iniziativa di coworking, spargendo la voce tra amici e conoscenti, ma anche lanciando la cosa online, sui social network, via mail, magari creando un piccolo blog. Almeno, questo facciamo noi.
Guardatevi intorno, nella vostra strada e nel vostro quartiere: spesso le persone che cercano una sistemazione professionale abitano vicino, e sono felici quando possono andare a lavorare a piedi.
I risultati, in genere, arrivano dopo un po’, per questo è bene non scoraggiarsi facilmente.
Anche quando arrivano, del resto, questi nomad worker tendono ad essere gente che si muove…
Da un punto di vista legale, è bene dotarsi di un piccolo contratto che regoli il rapporto tra chi offre la postazione e chi la utilizza, in modo che il servizio sia chiarito per iscritto in tutti i suoi aspetti, compresi orario, prestazioni, responsabilità furti e infortuni, rispetto della privacy, comportamento adeguato.
E’ bene poi creare una rete Internet separata per i coworker, per proteggere eventuali dati sensibili della propria attività e non creare commistioni.
Questo aspetto è abbastanza importante anche dal punto di vista della sicurezza, in quanto la legge punisce gli utilizzi illegali della rete, e – per quanto i coworker siano tutti bravi ragazzi – non si sa mai cosa può succedere, anche in un Cowo.
I software per tracciare le navigazioni non sono più l’unica soluzione, almeno da quando tale attività si può tranquillamente acquistare sul mercato con modica spesa (vedi questa proposta al cowocamp2010, già adottata al Cowo Milano/Lambrate, oppure il progetto Cowo Wi-Fi, che stiamo testando in questo periodo con SimpleSpot).
Da un punto di vista operativo, le nostre approfondite conoscenze in materia (!) ci dicono che è meglio essere flessibili e disponibili: free-lance e professionisti hanno spesso esigenze particolari, che vanno per lo meno ascoltate.
Il trucco è cercare di andarsi bene a vicenda (approccio vincente in tutte le forme di convivenza, o no?).
Economicamente parlando, il coworking può anche dare qualche soddisfazione, ma – a nostro parere – va sempre incrociata con la sostenibilità reciproca.
In questo post qualche riflessione in più sul tema.
Lo scopo di condividere uno spazio professionale non può essere solo economico… il ritorno dell’investimento va cercato (e possibilmente trovato) anche nelle relazioni tra le persone.
Se poi le persone che frequentano il vostro spazio saranno contente, avrete realizzato la miglior campagna pubblicitaria possibile per il vostro coworking: il passaparola di chi c’è stato.
Altri suggerimenti e spunti nelle coworking faq e – ogni mese – nella newsletter Cowo via email (su richiesta).
In bocca al lupo!
[Photo credits: Wikimedia Foundation, photo by Pete Souza, used under Creative Commons Attribution/Share-Alike License]
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